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Università:Spazzare la stagione dei compromessi e della gestione delle emergenze.Rilanciare autorevolezza scientifica e capacità menageriali all'altezza dei tempi.

La legge di  riforma dell’Università promossa dalla  Ministra Gelmini presenta, al 90%, i contenuti di indirizzo perché  finalmente il sistema Universitario Italiano si possa mettere al passo dei tempi e in condizione di   dignitosa  comparazione e competizione con i sistemi di Alta Formazione dei Paesi più  avanzati nel mondo.Per molti  aspetti come quello del controllo , delle verifica della qualità di produzione scientifica, di riforma delle procedure di concorso per le progressioni di carriera del personale docente, della centralità’  degli studenti, delle nuove modalità di bilancio, se non fosse  stata promossa  era assolutamente

indispensabile da  inventare. La parte non condivisibile e’ quella delle risorse e la troppa attenzione alle Università’ Private. Un Paese che vuol guardare al futuro non può’ proporre una riforma radicale senza mettere in campo le risorse adeguate che possano dare  le “gambe  giuste”  alla macchina dei futuri decreti attuativi.  Quanto e’ stato proposto nella recente Legge Finanziaria  approvata e’ indegno  di un Paese dalla cosi alte tradizioni nel settore della cultura e della scienza. Il futuro della riforma e’ nelle mani dei giovani ricercatori di oggi che saranno i dirigenti di domani. Non si può’ pensare di risvegliare il sano fuoco della passione e della dedizione al  proprio ruolo  proponendo stipendi, nella fase di primo reclutamento, di non più’ di 1200  Euro mensili. Non si può, ancora una volta, “appendere”  la vita  di un giovane  alla troppo lunga e tortuosa fune delle incertezze  sulle progressioni di carriera e di salario mensile, rapinandola, nei propri  anni migliori, con l’illusione troppo spesso mal riposta di una gestione trasparente, sana, lungimirante, competitiva ed attrattiva.


Su questa parte  a  mio modesto giudizio, come ha richiamato lo stesso  Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel recente messaggio del 31 dicembre  ("Dedico questo messaggio soprattutto ai più giovani tra noi, che vedono avvicinarsi il tempo delle scelte e cercano un'occupazione, cercano una strada. Dedico loro questo messaggio, perché i problemi che essi sentono e si pongono per il futuro sono gli stessi che si pongono per il futuro dell'Italia") la classe politica faccia le dovute riflessioni e nei prossimi decreti attuativi concretizzi  le dovute e coerenti modifiche.

Sulla attenzione alle Università Private nel nostro Paese necessita superare un equivoco di fondo che esiste sulla visione di privato.

Per attività’ privata deve intendersi un’ azione che  si realizza nella  ampia libertà di scelta che offrono le norme nazionali ed europee ma senza  il supporto finanziario  massiccio  dello Stato. Nell’ ignorare questa  tendenza che vede fluire verso il privato grandi flussi finanziari soprattutto nei settori  sociali e nella cultura, si rischia di indebolire, sull’altare della “privatizzazione tout court ”, uno dei ruoli precipui che deve rimanere nella gestione diretta dello Stato: il mondo della formazione ad ogni grado e livello. Si  creano cosi le premesse di una futura  Scuola ed Università  basata non sul merito ma sul censo. Chi vuol promuovere  Università Private lo faccia nell’ambito delle norme generali ma  senza pretendere interventi  dello Stato. Se  così non fosse di privato c’è solo dello sbagliato  nominalismo.

A parte questi due vulnus, ora che la Legge di riforma e’ fatta  ed approvata, irrompe la questione di fondo  di  chi gestirà la realizzazione  della stessa. Al Governo ed al Ministro compete la emanazione dei Decreti  di attuazione ma le gambe le deve dare il sistema universitario nazionale in  piena autonomia  e nel rispetto  dei principi generali di indirizzo e coordinamento che  la Legge  individua.

Questa  opzione,( che e’ basilare per il futuro del sistema universitario e per  le nostre giovani generazioni), si pone in maniera eclatante e  stringente sia su scala nazionale ma soprattutto, visto che e’ il futuro dell’Ateneo di Perugia oggetto di attenzione, su scala locale,  per il quadro di riferimento  caratterizzato da aspetti  significativamente problematici .

Su scala nazionale  si  ritiene che il basso profilo assunto, ( in termini di analisi, proposta , valutazione e proiezione oggettiva)  sia dalla CRUI(Conferenza  dei Rettori  delle Università’ Italiane) che dal CUN (Consiglio Universitario Nazionale) e  dalle varie Conferenze Nazionali dei Presidi di Facoltà,  non offre,  in prospettiva,   la  convincente sensazione che  gli Istituti di autogoverno  del sistema universitario italiano siano in grado di assicurare la concreta volontà di cambiare  e,  come ha affermato sempre il Presidente Napolitano  il 31 dicembre ,  di dimostrare “coraggio politico e sociale, per liberarci di vecchie e nuove rendite di posizione”.

Su scala locale  si ritiene  che  non tutta  la  Dirigenza, nei vari settori e momenti  di rappresentatività(a partire dal più alto), che ha gestito il nostro Ateneo nell’ultimo decennio , non da’   le sufficienti garanzie  per riportare quest’ultimo al prestigio  che ha avuto  nei primi  30 anni  seguiti alla  II^ Guerra mondiale.

L’occasione che ci offre la legge di riforma e’ troppo ghiotta per l’Ateneo  per  non tentare  di  rilanciarne  in modo strategico e non  con tatticismi di facciata,  il ruolo, il prestigio, la rappresentatività’ del contesto della Citta’ e della Regione, l’autorevolezza su scala nazionale ed internazionale nella attività  di formazione e  ricerca, la forza di propulsione vero l’innovazione, la funzione di  motore di sviluppo almeno della intera realtà  territoriale regionale .

L’ultimo decennio e’ stato  caratterizzato per contro  da un graduale  ma inesorabile  regresso  rispetto agli indicatori  sopra citati.

Per  questo trend negativo , nel quale vanno salvaguardate le rare splendide eccezioni, non si può  accettare  il semplice richiamo   alla  politica finanziaria di  Governo , comunque negativa e distratta  sul  tema universitario.

Il decennio appena terminato non e’ solo quella della crisi ma ci sono stati almeno sette anni in cui la crisi non c’era. La capacità ed il coraggio di governare con azioni di ampio respiro e strategiche, verso il futuro  pieno di  incertezze ma anche  di stimoli  straordinari, pur  in tempi di crisi, non avrebbero dovuto venir meno riducendo  il tutto a  tatticismi di  sindacabile  potere.

Il decremento del numero degli studenti , la sempre più evidente  debolezza dei servizi offerti agli studenti di fronte al processo di innalzamento del livello delle tasse universitarie,la precaria situazione di bilancio, il sempre più  evidente  allontanamento  fra le strategie  di sviluppo e gestione della città di Perugia e i tatticismi   di sviluppo  dell’Ateneo , la posizione troppo oscillante  sulle opzioni di decentramento, la eccessiva attenzione alle questioni urbanistiche  ed edilizie non funzionali alle attività precipue di Ateneo, l’arretratezza del sistema di informatizzazione dell’Ateneo, l’ assenza di un servizio WIFI  per tutti  gli studenti, la scarsa  dovuta e solidale attenzione  alla  crisi di alcune Facoltà  come quella di Agraria  che hanno rappresentato lo “zoccolo duro” della fama dell’Universita’ di Perugia, la gestione scontata e di terrificante silenzio del 7.mo Centenario della  Fondazione dell’Ateneo di Perugia, fanno dedurre che  non sempre “tanto potere”  e’ stato messo  nelle mani  di “veri capaci”.

A tutto questo si aggiunga un diffuso  clima di disinvolto provinciale autoritarismo, di non trasparenza, di  frequenti goffi  momenti di  camuffamento della partecipazione democratica, di lancio di  messaggi dal tono  quasi intimidatorio sul futuro dell’Ateneo come appare  nella relazione  del  bilancio di previsione 2011-2012 recentemente approvata.

Tutto quanto sopra  legato ad un  malcelato generalizzato  malcontento, ad una dilagante disarmante disaffezione sia del personale non docente che docente ed abbassamento  del livello di appartenenza  proattiva degli studenti.

La legge di riforma offre la opportunità’ di  rompere   la gestione a “cerchi del paradiso, purgatorio e dell’inferno” che si e’stabilita’ soprattutto in quest’ultimo decennio sia su scala nazionale ma  soprattutto locale..

Occorre per contro pensare al futuro, alla città, al territorio  con capacità’ ed inventiva  di  alto livello di modernizzazione . Occorre creare servizi nel sistema e del sistema Universitario ed in particolare nell’Ateneo   di Perugia all’altezza dei tempi  con una azione che tenda a far riappropriare a tutta la società  cittadina  il ruolo di condivisione attiva  per una governance  illuminata del sistema pubblico universitario aperto  a tutti secondo i meriti e le capacità. Occorre  restituire al nostro Ateneo  il ruolo di Universitas  come finestra  della coscienza morale, civile e politica dei  giovani e  della società nella sua interezza. Occorre creare delle alleanze attive e partecipate con gli attori sociali ed economici della città e almeno della Regione.

Nel nostro Ateneo e’  utile pertanto  che nella fase di attuazione  della Riforma Gelmini questa “Classe Dirigente” faccia un passo indietro, sgombri il campo, lasci spazio ad un dibattito serrato perché nella Università riformata prendano forza  l’autorevolezza scientifica, le capacità’ manageriali, di analisi, di scelta di interpretazione e previsione  dei   “segni del tempo”, la trasparenza, la lungimiranza  che nell’insieme  permettano di relazionare l’Università di  Perugia  sempre  di piu’ da protagonista con la realtà regionale, nazionale ed internazionale.

Che l’Università non sia  più il  “buio inferno del periodo di studi “per  ottenere il pezzo di carta” ad ogni costo e con tutti i mezzi ma una “macchina gioiosa”, il “ludus”, dove si formano, studiosi, scienziati, professionisti che debbono essere soprattutto cittadini capaci e con valori universali per  tenere alto il loro profilo personale ma anche quello della Istituzione e la città dove si sono e saranno  serenamente formati.

Il Presidente Napolitano nel messaggio di fine anno  ha ancora affermato:”è possibile un impegno comune senza precedenti per fronteggiare le sfide e cogliere le opportunità di questo grande tornante storico. Siamo tutti chiamati a far fronte ancora alla sfida della pace, sempre messa a dura prova da persistenti e ricorrenti conflitti e da cieche trame terroristiche: della pace e della sicurezza collettiva, che esigono tra l'altro una nuova assunzione di responsabilità nella Comunità Internazionale da parte delle grandi potenze emergenti. Siamo chiamati a cogliere le opportunità di un processo di globalizzazione tuttora ambiguo nelle sue ricadute sul terreno dei diritti democratici e delle diversità culturali, ed estremamente impegnativo per continenti e paesi - l'Europa, l'Italia - che tendono a perdere terreno nell'intensità e qualità dello sviluppo".La forza di questo richiamo, mi auguro, possa valere soprattutto per l’Ateneo di Perugia che insieme all’Università’ per Stranieri  si troverà  da subito a metter in pratica il processo della riforma. Solo questo spirito potra’ contribuire a far giocare un ruolo decisivo perché  Perugia sia Capitale Europea della Cultura nel 2019.

Vorrei sottolineare con chiarezza che personalmente non mi ritengo migliore di nessuno fra i miei colleghi e sono conscio di aver commesso, durante la mia carriera  molti errori. Uno fra questi è stato quello troppe volte forse di allinearmi o delegare. Nei momenti delle scelte decisive allinearsi e delegare  è  diabolico ; seppure a mio  rischio sento in questa occasione  il bisogno civile   di portare un segnale di libertà e di testimonianza  con   l’auspicio che  (permettendomi ancora  di parafrasare il Presidente Napolitano) "voi che mi leggete  non siate semplici spettatori, perché la politica ed il governo dell’Università  siete anche voi, in quanto potete animarla e rinnovarla con le vostre sollecitazioni e i vostri comportamenti, partendo dalle situazioni che concretamente vivete, dai problemi che vi premono, come cittadini, come genitori , come studenti, come colleghi".

Sono certo di una forte opposizione alle valutazioni espresse ma fin da ora faccio presente che non risponderò a polemiche di tipo personale.

La prospettiva della riforma e  i processi   di rinnovamento che seguiranno nel concreto  richiedono scelte di campo: con molta’ umiltà’, serenità’ determinazione sarò da questa parte, con queste idee e con tutti coloro che vorranno condividerle.



 
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